La Sicilia è terra dell’esasperazione.
Non c’è una misura mediana, tutto è spinto al massimo, all’estremo. La
politica, in modo particolare, è l’esempio dell’estremo stesso. Per
“salvare” le Terme di Sciacca e di Acireale, la politica regionale non
trova di meglio che affidare l’incarico di advisor, per traghettare le
strutture in mano alla gestione dei privati, ad una società a
partecipazione regionale che negli ultimi cinque anni di gestione ha
dilapidato il suo patrimonio iniziale: Sviluppo Italia Sicilia.

Come advisor, sotto la guida dell’ex
presidente della regione, Raffaele Lombardo, è stata scelta, per
affidamento diretto, Sviluppo Italia Sicilia. Premesso che detta società
è sorta con lo scopo di attrarre imprenditori capaci di investire in
Sicilia e proiettare l’Isola verso il rilancio
economico-imprenditoriale, non ci sono, fino ad oggi, esempi
rasserenanti, o incoraggianti, di attività andate a buon fine e prodotte
dalla stessa. L’unica certezza è offerta dalla capacità di Sviluppo
Italia Sicilia di aver disperso in perdite annuali il patrimonio
iniziale di 5,7 milioni di euro. Il tutto negli ultimi cinque anni. La
legge sulla privatizzazione è datata 1999. Sono trascorsi quasi 15 anni.
A che punto siamo? Al nulla. E’ stato pubblicato un bando con scadenza
lo scorso anno che ha fatto la figura degna di Peppe Nappa. Bando
deserto e parto da barzelletta. Ora la regione è in riflessione, in
studio. Sta facendo valutare all’Ufficio legale e legislativo della
Regione l’opportunità di scegliere tra bando vero e proprio oppure la
manifestazione d’interesse.
Siamo messi bene. Il tempo passa. Le
Terme accumulano perdite e deprezzamento, Sviluppo Italia Sicilia,
accumula perdite su perdite. Quando si dice affidare l’agnello al lupo.
28/12/2013 Editoriale di Filippo Cardinale
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