2015/01/21

TERME, EMENDAMENTO APPROVATO: NON RIGUARDA PIU' SOLO LE TERME DI SCIACCA MA..."I BACINI TERMALI PUBBLICI SICILIANI"

08/01/2015 
L'emendamento approvato ieri pomeriggio in Commissione Bilancio dell'Ars è stato modificato rispetto a quello precedente. Sul testo il contributo di 800 mila euro, che prima riguardava solo le Terme di Sciacca, adesso prevede "esclusivamente" il pagamento dei debiti dei "bacini termali siciliani".
Un'alchimia che dovrebbe "servire" a velare ciò che è vietato dalle norme comunitarie, cioè gli aiuti di Stato. Desideriamo che le terme di Sciacca vengano salvate e valorizzate seguendo il solco della legittimità e non dei trucchetti che hanno il tempo contato. Sono pannicelli che non servono a tirare fuori dal baratro la risorsa termale.
Non c'è ancora oggi, dopo anni e anni, una chiara e seria strategia di valorizzazione delle terme. Si tira a campà. Ed è questo che non ci piace, l'insufficienza della politica ad affrontare i temi importanti del nostro territorio.
Fonte:corrieredisciacca.it

TERME, I LAVORATORI OCCUPANO LA STRUTTURA

07/01/2015 
Passo estremo, ma previsto, dei lavoratori termali che da stamattina hanno occupato la struttura termale, visto  che "a distanza di tre settimane dall’inizio della protesta avviata per scongiurare il rischio della loro chiusura hanno saputo produrre solo tante dichiarazioni d’intenti e un emendamento che dovrebbe solo garantire la prosecuzione temporanea dell’attività d’azienda, emendamento che peraltro non si ha certezza possa produrre i suoi effetti considerato che tecnicamente non risponde all’intrigata situazione legislativa che avvolge tutta la storia delle terme di Sciacca".
I lavoratori lamentano che le buone intenzioni manifestate durante "la processione ed incontri con politici e amministratori sembra trovino un ostacolo insormontabile nella intrigata vicenda legislativa e di vincoli intessuta dalla stessa politica sulla problematica delle Terme".
Sia i lavoratori che le Organizzazioni sindacali ritengono "che non è certamente possibile accettare che il destino di un futuro di crescita e occupazione siano legate a leggi, regole e vincoli burocratici-amministrativi, ma che sia necessaria solo la volontà di recuperare e restituire un patrimonio alla sua naturale funzione che se ben amministrata sarà capace di produrre economia, lavoro e benessere a tutto il territorio".
Le terme, nel 2005, subirono la trasformazione da Azienda Autonoma delle Terme in Terme di Sciacca Spa. L'allora decisione dell'assessore regionale al Turismo, Fabio Granata, fu assai accelerata. Scelta che portò a trasferire tutte le passività alla neonata società termale, costituita in società per azioni. Un passaggio che obbligò la Terme di Sciacca Spa a sottostare alle rigide norme comunitarie in materia di libera concorrenza.
Il capitale sociale della spa, pur essendo interamente pubblico, non consente alla regione nessun intervento economico destinato al ripianamento di debiti. Un errore madornale che ancora oggi, taluni politici, si ostinano a sottovalutare.

CONTRIBUTO 800 MILA EURO ALLE TERME: STOP DALLA PRESIDENZA DELL'ARS E STRALCIATO DAL BILANCIO PROVVISORIO

L'esercizio provvisorio viene svuotato da una serie di norme che tornano in commissione. Tra queste, il "contributo" di 800 mila euro alla terme di Sciacca Spa. Questo è quanto deciso nella breve seduta d'Aula di oggi a Sala d'Ercole.
La presidenza dell'Ars ha deciso di stralciare una serie di norme dal ddl sull'esercizio provvisorio. Il presidente, Giovanni Ardizzone, ha evidenziato la carenza di relazioni tecniche su una serie di argomenti.
la conseguenza è che si allungano di parecchio i tempi per lo stanziamento di somme a società partecipate (tra le quali terme di Sciacca Spa), enti locali ed ex Pip. Incardinati in Aula i disegni di legge sui precari degli enti locali e sulle camere di commercio, che saranno affrontati insieme all'esercizio provvisorio il 7 gennaio.
Nel dettaglio, le norme stralciate “in quanto concernenti materia non trattata dalle Commissioni di merito, comportanti nuovi o maggiori oneri a carico del bilancio della Regione e non riconducibili alle finalità del disegno di legge che prevede, oltre all’autorizzazione all’esercizio provvisorio, soltanto l’autorizzazione di spese obbligatorie e indifferibili, al fine di evitare il blocco dell’attività amministrativa” si riferiscono al  Comune di Acireale colpito da avversità atmosferiche, lo stanziamento relativo ai lavoratori stagionali Esa, quello per Sviluppo Italia Sicilia, Terme di Sciacca e per le iniziative della ex Tabella H, l'articolo che prevedeva misure per il risanamento enti teatrali e musicali e quello che stanziava le somme per gli stipendi degli ex Pip.
“Le suddette disposizioni – ha spiegato Ardizzone - sono contestualmente inviate alle competenti Commissioni per essere esaminate con priorità, previa acquisizione di idonea relazione tecnica, in autonomi disegni di legge che saranno trattati in Aula subito dopo l’approvazione del disegno di legge di autorizzazione all’esercizio provvisorio, in una apposita finestra legislativa”.
“Venendo meno il Commissario dello Stato– dice Nino D’Asero, capogruppo di Ncd – occorre predisporre gli atti con accortezza e accorgimenti tecnici superiori, per renderli inattaccabili, visto che ora dovremo affrontare gli eventuali rilievi degli uffici della Presidenza del Consiglio dei ministri".
Sull'emendamento a firma di Di Mauro e sostenuto anche da M5S si era creato pochissimi giorni fa subito un clima da "compiacimento", esternato con comunicati stampa. La vicenda delle Terme è assai complessa e parecchi politici sembrano sconoscere le norme comunitarie sulla libera concorrenza delle società private e le partecipate con capitale pubblico.
FONTE:corrieredisciacca.it

2014/12/28

RILEGGERE LA STORIA DEGLI ULTIMI 20 ANNI PER CAPIRE GLI ERRORI RECENTI

Sulla vicenda che riguarda le Terme, in questi ultimi giorni abbiamo pubblicato alcuni articoli forieri di riflessione e di dibattito. Oggi, riceviamo una lettera dell'ex direttore generale Alfredo Ambrosetti. E' una lettera che pubblichiamo volentieri e che ispira a guardare la storia delle terme stesse quando, in un recente passato, sono diventate elementi di propulsione non solo nell'attività istituzionale,ma anche come riferimento di in iniziative culturali e artistiche di ampio respiro.
Caro Direttore, anzi Caro Filippo,
ho letto i Tuoi due recenti articoli sulla vicenda delle Terme di Sciacca ed ho apprezzato le Tue analisi e le Tue considerazioni, e così come alcuni anni addietro Ti ho - forse con un’enfasi eccessiva (ma devi considerare i 23 anni di vita personale e professionale passati alle Terme e per le Terme) - confutato alcune posizioni, oggi riconosco che quanto scrive il Corriere di Sciacca rappresenta l’unica seria rappresentazione della realtà attuale, l’unica operazione verità che finalmente consente di far cadere il castello di bugie, imprecisioni, mistificazioni e travisamenti che da anni imbonitori di ogni risma e di ogni colore propinano su questo patrimonio cittadino.
Mi ero riproposto, anzi avevo giurato a me stesso, dopo che due amici giornalisti delle due emittenti televisive cittadine avevano ritenuto di volere ancora una volta ascoltare la mia opinione sulla attuale situazione delle Terme, di non parlare mai più di Terme, ma come vedi non me la sono sentita (forse qualche volta è bello essere incoerenti, ma solo per l’ultima volta). Capirò anche se non potrai pubblicare questo scritto per la sua lunghezza, ma io dovevo farlo, lo dovevo a me stesso ed alla mia Città.
Il primo dato che mi sento di condividere è che questo patrimonio, in realtà, interessa poco, pochissimo, come se fosse un corpo estraneo alla Città. Negli anni ottanta e novanta una gestione illuminata di vertici politici (Pasquale Mannino, il Consiglio di Amministrazione di undici galantuomini, Commissari Straordinari competenti ed appassionati), ed un grande gruppo di lavoratori, molti legittimamente stabilizzati dopo più di trenta anni di precariato, hanno ricostruito insieme un patrimonio che sembrava condannato ad essere assorbito dall’allora nascente galassia della SITAS, progettata come il nuovo gigante Golia del turismo termale che avrebbe cancellato il piccolo Davide della piccola stazione termale.
Ed invece, come spesso accade, si verificò proprio il contrario: per anni quel progetto si rivelò claudicante e le Terme invece crebbero fino a rappresentare per molto tempo l’unica offerta turistico-termale del territorio, ma soprattutto divennero il “posto” per antonomasia, dove incontrarsi, passeggiare, godere delle bellezze del rifatto parco, delle ricostruite piscine; era il momento dei concerti nella cavea, delle scuole di nuoto per bambini, del lancio dell’ex Convento San Francesco come centro di numerosi congressi internazionali e galleria espositiva, del “Punto nel Mediterraneo” che portò a Sciacca critici come Philippe Daverio, Vittorio Sgarbi, Marco Goldin, galleristi e mercanti d’arte come Tiziano Forni, scultori come Gentile, Spender, Ciulla, pittori come Mattioli, Savinio, Bagnai, il cui catalogo venne edito da Sellerio ed i cui testi furono affidati a Vincenzo Consolo e Gioacchino Lanza Tomasi.
E la mostra “Anni ottanta in Italia”, che ebbe recensioni incredibili nella stampa e nelle rivista specializzate, dopo la nostra Città fu anche a New York. E la presentazione al San Francesco del libro di Gillo Dorfles “Il Giardino Incantato”, ne vogliamo parlare?
A questo punto qualcuno potrebbe legittimamente chiedersi ma stiamo parlando di Sciacca? Di questa Sciacca? Si, certo, e dobbiamo sempre ricordarlo che quella era Sciacca, lo dobbiamo ricordare soprattutto ai giovani, ricordare loro che nella storia della propria Città c’è sempre un momento in cui qualcuno o qualcosa decide di diventare momento di progettazione, di aggregazione, di realizzazione di idee che quando nascono sembrano utopie ma che sono bellissime proprio per questo; tutto questo grazie all’Azienda delle Terme, che si affiancò al Comune, alla Provincia, alla Regione e divenne protagonista di una rinascita culturale.
Ma quale privato avrebbe fatto tutto questo? Intanto prestazioni termali e fatturati crescevano, si rifaceva il look del Grand Hotel delle Terme, si utilizzavano soldi del bilancio dell’Azienda che erano stati accantonati negli anni proprio per questo (alla metà degli anni novanta si investirono circa dodici miliardi così raccolti) per interventi sui pozzi e sulle condotte, per realizzare i Molinelli, per proteggere il bacino termale, si realizzarono brochure e cataloghi in sei lingue (giapponese compreso), si consolidarono le partecipazioni alle borse ed ai work-shop turistico-termali nazionali ed internazionali con le delegazioni regionali, si ricercarono rapporti con operatori e buyers interessati e si stipularono contratti di incoming alberghiero e termale(Germania e Norvegia).
Ad un certo punto, ed in particolare quando proprio per l’aumento dei flussi dalla Norvegia si pensò con un operatore scandinavo ad una joint venture per un volo charter da Oslo su Palermo, qualcosa (o qualcuno) cominciò a pensare che si stava esagerando: ma questi dove vogliono arrivare?
Altro che carrozzone, come un pugno di cialtroni ebbe il coraggio di dire a giustificazione della propria mediocrità, incompetenza ed incapacità anni dopo; altro che privatizzazione funzionale al rilancio che avrebbe fatto diventare la stazione termale “più bella e più superba che pria”; altro che “soggetto non strategico per lo sviluppo del territorio”, decisione con la quale cinquantanni di una parte importante di storia di una “Città Degna” e della Sicilia sono stati liquidati da Governi regionali ottusi, altro che coro unanime di consensi di politici, amministratori, sindacalisti che si affannavano a dichiarare, discettare, parlare, parlare, parlare, forse pensando che fare parte del “coro” avrebbe potuto dare loro un ruolo nel “nuovo corso”.
Ancora oggi molti di loro continuano a parlare, dimenticando di essere stati complici di questo scempio. Io non entro più alle Terme da anni, perché penso che se lo facessi rivivrei sulla mia pelle l’ultima bellissima scena di “Nuovo Cinema Paradiso”, quella che anticipa di qualche minuto la sua demolizione.
Che fare oggi? Hai ragione Tu, quando dici che non si può fare più niente, se non aspettare qualche altra geniale intuizione che partorirà la satrapia regionale.
Credo che siamo alla fine della storia, e lo dico con rabbia e sofferenza, con amarezza e dispiacere, ma ciascuno guardi dentro di sé e colga l’occasione per rimanere zitto. Se no? Se no continuerò a parlare, a confutare, a smentire menzogne, a fare la guerra sulle Terme, ma ancora più arrabbiato, perché come disse quel grande pirata olandese della Tortuga “io sono un principe libero sulla mia nave ma ho tanto diritto di fare guerra al mondo intero quanto colui che ha cento navi in mare”.
Con amicizia. Alfredo Ambrosetti

TERME, IL TUNNEL SI FA SEMPRE PIU' NERO. E L'ORCHESTRA CONTINUA A SUONARE...

EDITORIALE DI FILIPPO CARDINALE
La questione termale merita una attenta riflessione, ma soprattutto è necessario che venga affrontata sulla scorta di una realtà che, purtroppo, viene velata o sottaciuta. La politica, quella che ha responsabilità derivanti dalla delega di rappresentanza ricevuta dagli elettori sia a livello regionale che nazionale, tenta a innacquare la drammaticità della vicenda scaricando colpe su altri.
Alla fine, né la politica né la classe dirigente regionale pagherà realmente per colpe che sono chiare e sono frutto di una palese insufficienza nel gestire la cosa pubblica.
Nei giorni scorsi abbiamo scritto sul bando per la manifestazione di interesse per offrire in gestione ai privati le strutture termali. Abbiamo messo in risalto gran parte delle anomalie che esso contiene, consapevoli che sarà uguale al buco nell’acqua. Purtroppo la lunga esperienza nello scrivere un’impressionante quantità di articoli sulle terme ci ha portati ad avere ragione; non abbiamo sbagliato mai ad azzeccare quello che sarebbe successo sulla costruzione di errori su errori.
Oggi, siamo consapevoli che la questione termale si trovi ad un punto di non ritorno. Vediamo il bicchiere mezzo vuoto? No, vediamo la realtà che non intendiamo nascondere o innacquare. Ecco perché, pur apprezzando le raccolte di firme, le attività di sensibilizzazione da parte delle associazioni, riteniamo drammatico il punto in cui sono le terme. Fermo restando le buone intenzioni di chi promuove iniziative a difesa delle terme; ma non bastano. Sono utili, ma certamente non evitano il deragliamento del treno terme.
Deragliamento ormai inevitabile. Siamo più che preoccupati, anzi siamo terrorizzati pensando che non ci sono più margini per evitare il deragliamento. Ci scoraggiano le dichiarazioni dei politici che immaginano ancora che la Regione possa intervenire economicamente. Pura follia e pura incapacità di comprendere la reale situazione delle terme. La Regione non può erogare nessun contributo mirato a sanare le passività.
I debiti si pagano vendendo i beni, quei beni che sono oggetto del bando per l’affidamento delle strutture termali ai privati. La situazione economica della Terme di Sciacca spa è chiara: 8 milioni di debiti. Una cifra enorme che rappresenta il 55,17% del capitale sociale che ammonta a 14,5 milioni. Un dato, questo, che attiverebbe già una procedura prevista dal codice civile e che non lascerebbe margini di manovra alla Sciacca Terme Spa. Su otto milioni di debiti, due sono verso fornitori. Il Comune di Sciacca vanta crediti per 800 mila euro per tasse e tributi non incassati. Sei milioni di euro è la cifra che la Terme di Sciacca deve dare alla Regione. Si tratta di soldi per il personale, a tempo indeterminato, rimasto a lavorare alle Terme e che fa parte di quel ruolo unico ad esaurimento nato con una legge contorta all’inizio e poi emendata fino a renderla efficace.
Su questo debito qualcuno si illude possa essere considerata una partita di giro, o che potrebbe finire sotto l’alchimia di qualche formula compensativa. Rimane illusione. Si è di fronte una situazione ben chiara e delimitata dal codice penale, oltre ad attenzioni da parte della Procura della Corte dei Conti. In buona sostanza, di fronte un baratro, si tenta ancora di minimizzare una situazione drammatica.
L’unica via per sanare i debiti è quella di vendere beni che fanno capo alla Terme di Sciacca Spa. Un’operazione non facile e immediata. Ma attenzione, si tratterebbe di vendere beni che sono inseriti nel bando per la manifestazione di interesse per la gestione delle strutture termali da parte dei privati.
E’ un ginepraio incredibile. Siamo di fronte ad un baratro che non può essere fermato né da edulcorate lettere istituzionali indirizzate dal Comune alla Regione, né dalla raccolta di firme da parte di associazioni locali a cui sta a cuore la sorte delle terme. Né da promesse da marinaio profuse con enfasi da vari assessori regionali che sono passati da Sciacca a fare passerelle. Ogni giorno che passa segna con tonalità più nera la sorte delle terme, le quali non sono invincibili. Anzi, oggi la struttura termale è più che mai vulnerabile. E non illudiamoci del bando per la manifestazione di interesse che dovrà essere pubblicato. Malfatto com’è è probabile che nessuno manifesti l’interesse. E se ciò dovesse verificarsi, il nero della sorte delle terme sarebbe troppo pesto. Anzi, tombale.

TERME, BANDO PUBBLICO: LA REGIONE CONFONDE L’AFFIDAMENTO DELLE STRUTTURE CON UN APPALTO DI LAVORI PUBBLICI

Prendiamo in prestito una noto interrogativo di Antonio Di Pietro: “che c'azzecca?”. Già, proprio così. E l’interrogativo ce lo siamo posti anche noi del Corriere di Sciacca leggendo la bozza del bando pubblico. Prima di svolgere una più ampia riflessione, ci piace entrare nel vivo di una curiosità che, a parer nostro (qualcuno ci smentisca, se è capace), sa tanto di un copia e incolla mal riuscito. Articolo 4, a pagina 3, comma A2, c’è scritto: “……attestante la disponibilità di mezzi finanziari adeguati per l’esecuzione del presente appalto”.
Perbacco! Ma siamo in presenza di un bando per l’appalto di un’opera pubblica? A noi non sembra, invece, di assistere ad un clamoroso abuso di copia ed incolla.
La lettura del bando pubblico per l’affidamento in gestione delle strutture termali ci fa sobbalzare più volte. E più leggiamo, e più siamo convinti della nostra tesi: non è una questione da lasciare in mano a qualche dirigente regionale imprigionato in sistemi complessi di procedure che nulla hanno a che fare con una vicenda semplice. La semplicità sta nel fatto che la Regione dà in gestione le strutture termali per riceverne un canone annuale per un periodo di 30 anni. La Regione deve ricevere garanzie sull’occupazione, sulla provata esperienza del privato che si vuole occupare di termalismo e turismo, gli interessi del territorio.
Tutto il resto è solo voler complicare una vicenda che già è talmente impantanata e che, a nostro parere, non offre soluzione alcuna di salvataggio delle Terme. Le Terme non si salvano con lettere o firme di sostegno, né tantomeno con annunci di politici che già tanto danno hanno inferto alla nostra Sicilia, alla nostra provincia, al nostro territorio.
Offriamo ai nostri lettori, e non solo a loro, alcune considerazioni che sono il frutto della lettura della bozza di bando partorita dalla Regione, dall’assessorato all’Economia.
Punto primo. Il bando considera obiettivi strategici il “rilancio e la ripresa delle prestazioni termali convenzionate con il Sistema Sanitario Nazionale”. Concetto, questo, contrario a quanto scrive annualmente uno dei massimi esperti del termalismo tradizionale, Emilio Becheri, il quale sostiene che il termalismo tradizionale, tipo ospedaletto, è ormai archiviato. Non tira più. Oggi c’è il benessere, il diventare più belli, e per raggiungere tali obiettivi vi sono le SPA, i centri di benessere. Oggi, chi frequente le SPA vuole sentirsi più perfetto. Di certo non si sente portatore di una patologia per cui ricorrere al Servizio Sanitario nazionale.
E ancora, nello stesso punto, il bando, tra gli obiettivi strategici del bando, evidenzia la “riorganizzazione e razionalizzazione del patrimonio immobiliare attualmente gestito dalla Terme di Scicca Spa”. Ma quale patrimonio? Quali beni? Solo il 26% del patrimonio della Terme di Sciacca Spa è costituto da beni. Ma non si sa quali di essi saranno sono effettivamente disponibili. Le passività della società termale saccense ammontano a 8 milioni di euro (Bilancio 2013). Per sanare la massa debitoria, la Terme di Sciacca dovrebbe vendere parte dei beni. Appunto, quali? E cosa resta da affidare in gestione? Di tutto questo, nel bando non si fa cenno.
Altra anomalia contenuta nel bando: “rifunzionalizzazione di aree/beni in gestione da parte degli Enti”? Cosa significa? La Basilica di San Calogero e l’ex convento di San Francesco sono beni della Regione. Perché il bando intende sapere cosa vuol fare il privato della Basilica di San Calogero?
Altra falla contenuta nel bando: il privato che intende manifestare l’interesse deve effettuare un sopralluogo presso le strutture termali, per prenderne visione. Per accedere nelle strutture deve erogare un contributo a fondo perduto!
Punto due. Capacità finanziaria e tecnica. Il bando prevede che il capitale sociale del privato non debba essere inferiore ad un ventesimo dell’investimento previsto per l’intervento. Ma quale intervento? E su quale parametro certo? Nessuno.
Capacità di gestione. Il privato deve garantire che negli ultimi tre anni deve aver svolto servizi affini a quello previsto dall’intervento, per un importo non inferiore al 20% previsto per l’investimento. Tutto qui? Ma perché la Regione non cerca privati di consolidata esperienza nel settore di almeno 10 anni? Mistero.
Altra anomalia. Pagina 3, sempre articolo 4, capitolo “Costruzione”. “Nel caso in cui i soggetti partecipanti alla gara intendano realizzare in tutto o in parte i lavori oggetto di affidamento con la propria organizzazione di impresa, devono presentare copia di attestazioni”. Ma che vuol dire? Siamo in presenza di imprese turistiche o di imprese edili? A chi si rivolge il bando? Ma non eravamo di fronte ad un affidamento della gestione delle strutture termali? E se io privato vinco offrendo un canone annuale più conveniente e maggiori garanzie di brand, che interessa alla Regione come faccio i lavori di ristrutturazione a mie spese?
Il bando, ne siamo convinti, è uscito fuori dal solco più appropriato per debordare in quello dell’affidamento di lavori per la realizzazione di lavori pubblici.
Altro scivolone. Pagina 4 articolo 6, comma 1: ”Valorizzazione degli immobili inseriti nel piano industriale del proponente senza cambiamento di destinazione urbanistica”. Insomma, il privato non può destinare beni ad un uso diverso da quello previsto attualmente e nei confronti del quale c’è l’attuale destinazione urbanistica. Vi sono ancora delle anomalie contenute nel bando.
Per economia di spazio, alcune, per adesso non le citiamo. Ma vogliamo rimarcare un intero capitolo cancellato. Quello che interessa la città di Sciacca. A pagina 13 è stato cancellato l’articolo 13, quello che si riferiva al “Comitato di Vigilanza”. Tutto cassato. Il bando prevedeva la nomina di due rappresentanti degli interessi del territorio e da un soggetto in possesso di competenze es esperienze specifiche nel settore termale. Ma come mai, per una decisione così importante, cioè di affidare le strutture termali saccensi per 30 anni ad un privato, non si sente l’obbligo morale di interessare un’assemblea cittadina?
Di punti oscuri, il bando, abbonda. In esso non si fa cenno a nessuna clausola rescissoria del contratto in caso di inadempimento dell’affittuario; non c’è uno schema di contratto, una cauzione. Ma di cosa stiamo parlando?
La filosofia del bando pare quella "po siviri". E no! Oltre a contenere troppe anomalie, la bozza del bando non può essere zeppa di punti poco chiari, di errori, di parallelismo a un bando per l'affidamento di lavori pubblici.
Su questa vicenda bisogna fare chiarezza, bloccare l'iter fino a quando la Regione partorisca un vero bando per l'affidamento di strutture termali. Un bando elaborato da esperti (veri) e in modo semplice e chiaro.
Prima di compiere un altro passo, uno è prioritario su tutti: fare chiarezza. Ma la politica non lo farà mai.

ITALIA NOSTRA E IL DEGRADO DEL PATRIMONIO IMMOBILIARE DELLE TERME

La sezione di Italia Nostra di Sciacca ha aderito al comitato " Salviamo le Terme di Sciacca". Un atto in contemporanea con la solidarietà espressa ai lavoratori delle terme che lottano per salvaguardare il proprio posto di lavoro.
Italia Nostra, inoltre, pone l'attenzione nei confronti del patrimonio immobiliare facente parte dell'azienda regionale, che va dal trecentesco complesso di San Francesco, allo stabilimento termale costruito negli anni trenta su progetto dell' ingegnere A. Lo Bianco, tipico esempio di architettura eclettica termale, allo stabilimento delle vecchie terme nelle Valle dei Bagni, alle antiche grotte vaporose del Monte Kronion.
Questo patrimonio immobiliare, pur essendo oggetto di tutela ai sensi dell'ex legge n. 1089, ora regolata dal Titolo I articolo 10 del " Codice dei beni culturali e del paesaggio", nel corso di questi anni ha subito, a causa delle note vicende gestionali dell' azienda, un lento, ma progressivo, processo di degrado.
Italia Nostra fa appello alle autorità e agli enti preposti alla tutela e alla vigilanza ( Assessorato Regionale ai BB.CC.AA.- Sovrintendenza ai BB.CC.AA di Agrigento) affinché esercitino una maggiore e solerte sorveglianza nei confronti di questo enorme e prezioso patrimonio storico - architettonico e nello stesso tempo mettano in atto quelle misure occorrenti per arrestarne il degrado e il depauperamento.